Partecipazione

La città non è l’insieme del costruito, le forme di spazio dentro cui ci muoviamo, ma è piuttosto un’attitudine alla convivenza, una disposizione all'incontro, un’apertura all’altro che ciascun cittadino sviluppa nel suo vivere sociale in mezzo ai suoi simili. Senza questa disposizione non c’è città, c’è traffico, agglomerazione di costruito, gente, ma non c’è città.
La città ci rimanda al tema della civiltà, dell’urbanità, della cultura che il corpo sociale è in grado di costruire. Incontro, relazione, occasione sono la condizione per la libertà. La città è la libertà di domandare, desiderare, e di fare, di agire concretamente, decidere in un libero scambio con l’altro. Senza domanda, desiderio, apertura, non c’è società, non c’è la condizione di convivenza.
Il discorso urbanistico e architettonico che caratterizza la nostra epoca, tende a concentrare la sua attenzione esclusivamente sulle funzioni da svolgere in uno spazio cittadino ritagliato per aree specializzate entro limiti e confini rigidi. Oggi in questo eccesso di gestione normativa-burocratica della città gli spazi di relazione, di incontro, le occasioni per costruire insieme, si sono drasticamente ridotti. Le esperienze partecipative cercano di ricreare dei momenti in cui i cittadini possano essere prima di tutto costruttori di civiltà. I processi partecipativi diventano allora l’intersecarsi delle relazioni che creano l’imprevisto, imprevedibile, incontro con l’altro, l’occasione per trasformare la città.
L’architettura come la città più si specializza, più si funzionalizza, e più si chiude al libero fluire, alle possibilità dei concatenamenti collettivi dei corpi vivi in attraversamento che producono il reale. Affermare l'esistenza di un corpo città, e un corpo architettura quale flusso continuo che per tagli e ricombinazioni produce il reale, può dare gli strumenti di un’azione incisiva di programma e di progetto, di costruzione della città come forma dei desideri, che il corpo sociale produce nella città.
I momenti partecipativi, affermano il carattere sociale dell'esistenza umana, si misurano con il corpo città, che è corpo sociale, corpo pulsionale, eccedente, grottesco; è corpo vivo attraversato incessantemente da flussi. Riconoscere il corpo città come entità viva inscindibile dal corpo sociale è un passo indispensabile per uscire dalla logica industrialista che ha formato la città del XX° secolo e affrontare il tema della città sostenibile, l’ecosistema umano della città post-petrolifera.
In questa sezione del sito, AIEU onlus intende documentare esperienze significative di partecipazione, chi voglia sottoporre materiale da pubblicare può inviarlo a:
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